Ridiamo vita ai Nuraghi!

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Una proposta a tutti i sardi (e non) da parte di Anima Sarda:
Prendendo spunto degli studi condotti dall’archeologo, massimo conoscitore e studioso della civiltà nuragica, Giovanni Lilliu, e proseguendo con l’opera di ricerca portata avanti dai suoi tanti “discepoli”, dovrebbero essere identificati un numero minimo di nuraghi, secondo noi almeno 10 sugli oltre 7000 censiti, e riportati al loro antico splendore. In che modo, si dirà, se non ci sono soldi nemmeno per la salute dei cittadini? Anima Sarda propone che la ricostruzione sia affidata all’imprenditoria privata, con la supervisione del comparto pubblico. Nella fattispecie, sarebbe la Soprintendenza per i Beni Archeologici a seguire e dettare norme e regole per la ristrutturazione e ricostruzione dei siti. Gli imprenditori del settore privato vedrebbero poi riconosciuto il loro investimento e la loro opera tramite l’affidamento della gestione dei flussi turistici ai siti archeologici per almeno 10 anni.

L’archeologia sperimentale è una disciplina che, attraverso l’applicazione delle tecniche costruttive e di fabbricazione di manufatti ed edifici di antiche civiltà, studia l’organizzazione del lavoro e l’organizzazione sociale necessarie per arrivare a quei risultati. Nel mondo anglosassone è una pratica comunemente usata, basti pensare che le famose pietre inglesi di Stonehenge devono il loro attuale allineamento ai lavori di ricostruzione nella prima metà del Novecento e attraggono ogni anno circa un milione di visitatori.Negli ultimi decenni tante sono state le scoperte inerenti la civiltà nuragica. In alcuni villaggi e nuraghi sono state riportate alla luce quelle che possono essere definite “istantanee” di quel tempo: riproduzioni in scala dei nuraghi, autentici modellini, come quelli rinvenuti negli ultimi scavi di Mont’e Prama, utilizzabili, assieme ai tanti studi e molteplici ricerche sul campo, per dettare la linea architettonica da seguire per la ricostruzione, specialmente per le parti mancanti come le mensole/ballatoi. I nuraghi scelti darebbero poi vita a un sistema interconnesso di comunicazione tramite l’antico sistema del fumo e del fuoco, che potrebbe collegare varie zone della Sardegna. La cronica mancanza di fondi e il miope disinteresse della politica verso questo settore, rende la spettacolare ragnatela costituita dalle Torri di Pietra sostanzialmente inutile e di fatto, causa lo stato di abbandono, destinata a disgregarsi e perdersi per sempre; il mero e sfocato ricordo di una gloriosa Sardegna che fu. Riportare all’antico splendore queste imponenti e suggestive opere dell’uomo darebbe luce a un’Isola che stenta a reggersi sulle proprie gambe, riporterebbe attenzione su una delle civiltà-madre dei popoli del Mediterraneo e, ne siamo certi, sveglierebbe dal torpore oramai secolare un popolo troppo spesso chino e dimentico del proprio antico valore. Il futuro della Sardegna parte dal suo passato.

Date forza a questa nostra proposta, facciamola diventare virale!

Ridiamo vita ai Nuraghi! ultima modifica: 2017-04-28T13:13:38+00:00 da Bastiano Pugioni
  • Olivier Laliberté

    Secondo me, credo che sia un errore di ricostruire un’sito come lei lo proponga. Meglio studiarlo e non rischiare la distruzione dei siti (e degli misteri che nascondono). Pero, allo stesso tempo, penso come lei e credo che la creazione di un’sito di archeologia sperimentale dedicato alla civiltà nuragica sia un’ottima idea. Dico solo che deve essere una fondazione ex-nihilo. L’esempio che ho in mente è il castello di Guedelon in Francia http://www.guedelon.fr/. Finalmente, il mio avviso è che il progetto deve essere portati d’avanti soprattutto dalle comunità e non solo dal privato. Il rischio è di vedere il rigore storico sacrificato agli interessi dei privati.

    • Anima Sarda

      Grazie per la sua riflessione e per il suggerimento, Olivier.