Bombe di Sardegna

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Two Italian Fighting Vehicle DARDOs during the exercise rehearsal

Dopo l’inchiesta di Sardinia Post, emerge che nel 2017 la Sardegna sarà non solo teatro delle consuete operazioni Nato nei vari poligoni di tiro, Capo Frasca-Salto di Quirra-Capo Teulada-Capo San Lorenzo- S’Ena Ruggia-Macomer, ma anche sede prescelta da grandi aziende private che pagando decine di migliaia di euro potranno testare le ultime “novità” del settore: missili terra-aria, droni ed altre amene piacevolezze.

Non è dato sapere quale tipo di armamenti sarà utilizzato.

La preoccupazione è dunque legittima considerando l’altissimo prezzo pagato dal territorio e dalla gente sarda a seguito dell’inquinamento per l’uso prolungato di bombe ed esplosivi per non parlare dei frequenti incidenti, l’ultimo dei quali a Punta S’Ena, tra il 3 e il 4 settembre del 2014, durante un’esercitazione, portò alla distruzione di 33 ettari di macchia che andarono completamente bruciati.

In tempi dove la parola d’ordine è valorizzare il patrimonio identitario della Sardegna in chiave turistica ci chiediamo se la prossima mossa del governo regionale sarà dunque quella di invitare tutti gli amanti e maniaci degli armamenti e delle grandi manovre ad assistere in prima fila avviando un nuovo e proficuo commercio.

Bombe di Sardegna ultima modifica: 2017-02-17T06:30:44+00:00 da Carlo Raccis